Articoli

Stampa

L’albergo Aquila d’oro nasce nel 1908 per iniziativa di Mentore Marchesoni, figlio di Quirino.

Come quasi tutte le case che si affacciano sull’attuale via Roma, l’edificio fu costruito tra il 1758 e il 1760 all’interno dello straordinario progetto urbanistico che vide lo spostamento nel paese di Caldonazzo degli abitanti del borgo di Caorso, allora minacciato dalle acque del torrente Centa. Furono costruiti 26 nuovi edifici utilizzando anche le pietre e i legnami delle case disfatte di Caorso e la via fu chiamata delle Case Nove. Il fabbricato al numero 241, che ora ospita il ristorante Aquila d’oro, fu allora assegnato a GioBatta Bolf del fu Giovanni detto Poato.

P1090953

Durante la Prima Guerra Mondiale tutta la popolazione di Caldonazzo fu forzatamente trasferita al di là delle Alpi, in Austria, Boemia e Moravia. Il paese rimase nelle mani dell’esercito austroungarico e l’albergo Aquila d’oro divenne uno degli alloggi destinati agli ufficiali.


Nell’aprile del 1916, insieme a gran parte delle case del quartiere, l’edificio fu bombardato dalle artiglierie italiane. Ricostruito tra la fine del 1918 e i primi mesi dell’anno successivo dal Genio Militare Italiano, l’albergo riaprì i battenti prima dello scadere del 1919. Alla via fu cambiato il nome in Brigata Parma, in onore dei primi soldati italiani che entrarono nel novembre 1918 in Valsugana.


Nel 1922 a Caldonazzo vi erano in totale cinque alberghi e tra questi vi era l’Aquila d’oro che era aperto tutto l’anno. Classificato di IV categoria come lo storico Hotel Caldonazzo che si trovava più avanti sulla stessa strada, aveva due stanze a un letto e altrettante con due letti: il costo era rispettivamente di 2 e 4 Lire per notte; su richiesta veniva fornito anche il servizio di ristorazione. In quell’anno la via cambiò di nuovo il suo nome: fu titolata a monsignor Giambattista Boghi, il sacerdote che alla sua morte legò tutti i suoi beni a un istituto di carità caldonazzese. Sul finire degli anni Venti Mentore Marchesoni accrebbe la sua attività alberghiera acquistando con il fratello Renato un altro esercizio alberghiero in Corso Regina Elena, l’attuale viale della Stazione. Negli anni Trenta, in ottemperanza alle disposizioni del regime fascista che stabilivano l’obbligo per tutti i comuni di dedicare una via o piazza alla Capitale, la strada fu chiamata via Roma.

P1090957Forse a causa della crisi economica del 1929, che nei primi anni Trenta a Caldonazzo si fece sentire pesantemente soprattutto sulla nascente industria turistica, nel 1932 Mentore Marchesoni diede in affitto l’Aquila d’oro a Vittorio Weiss del fu Cesare. Diversi rappresentanti di questa famiglia erano occupati nel settore alberghiero e turistico: prima della guerra Weiss Alfonso, fratello di Cesare, aveva una trattoria al numero 243 delle Case Nove; nel dopoguerra Alfonso affittava invece delle camere al numero 256 mentre il fratello Attilio gestiva un servizio di trasporto con carrozze trainate da animali.

Nel 1955 Vittorio Weiss con la moglie Angelina acquistò da Mentore Marchesoni l’albergo Aquila d’oro che fu poi più volte ristrutturato. 


Nel 2003 l'intero edificio viene comprato da Carlo e Ida che lo ristrutturano completamente facendovi sorgere quello che è oggi l'albergo Aquila d'oro. L'edificio ora è composto e suddiviso in 2 accoglienti ristoranti (Aquila D'oro e Aquilotto) e da quattro appartamenti finemente arredati.

P1100011


     *parte delle informazioni provengono da documenti depositati presso l'Archivio Storico Comunale di Caldonazzo (atto dovuto)

Albergo Ristorante Aquila D'oro
Via Roma, 13 - 38052 Caldonazzo (Trento)
Tel.  0461 723116 - Fax +39-0461 723162
Cell. 347 5917527 
PI e CF: 01821310222

Mappa del sito

 Created and Powered by AL InformatiKa